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Chiese



Chiesa della B.V. Madonna dell'Olmo

Nel 1660 una tremenda carestia stava affliggendo il Portuense, il sacerdote Apollonio Boari si recava assiduamente a pregare la Vergine nella campagna poco fuori l’abitato, ai piedi di un grande olmo cui era appesa una piccola immagine di gesso della Madonna con il suo bambino. Il popolo seguì l’esempio del sacerdote unendosi “in orante pellegrinaggio” in un percorso di fede riconoscibile ancora oggi dalla Collegiata fino al piccolo Santuario.

La carestia cessò quasi miracolosamente, tanto che il popolo tutto chiese di erigere un edificio sacro atto ad accogliere la piccola tavoletta di gesso. (10)

La chiesetta fu costruita su un terreno donato dal Conte Aventi poco distante da dove sorgeva il grande olmo ed inaugurata solennemente il 5 maggio 1666. Tre secoli dopo nel 1966 è stata consacrata santuario mariano.

Ancora oggi nel mese di maggio la statuetta di gesso è portata in processione per le vie del paese che per l’occasione si decora di drappi e di petali di rose, mentre l’amata “Madonnina” è circondata da soffuse luci, preghiere e canti.

La chiesa ha una forma ovale, l’entrata è semplice sormontata da un timpano triangolare che dà all’edificio l’aspetto di un tempio sul cui tetto spicca un crocefisso di ferro battuto.

L’interno è accogliente anche se la semplicità rimane la caratteristica predominante; tocchi di colore sono donati dalle piccole vetrate colorate, distribuite su due file: quelle superiori di forma ovale e quelle sottostanti rettangolari. Nelle vetrate: a sinistra vi è raffigurato lo stemma di Portomaggiore su cui risplende il sole mariano, un’Assunzione della Vergine con cherubini; a destra si trova un enorme crisantemo circondato da un rosario con cherubini. Le vetrate ovali raffigurano paesaggi agresti.

Il soffitto, con un andamento ondeggiante e ricurvo tipicamente barocco, evidenzia il prezioso affresco centrale raffigurante una immagine mariana al momento dell’Assunzione circondata da angeli e Profeti.

I due altari laterali simmetrici fra loro, conservano memoria dell’amato parroco Don Apollonio Boari, mentre l’altare centrale è di marmo bianco. L’antica effigie di gesso della Madonna con Bambino, entrambi coronati d’oro, occupa il centro rappresentando il fulcro catalizzatore dell’intera armoniosa chiesetta.

Fuori il piccolo e snello campanile, continua con le sue argentine campane, a segnare il trascorrere del tempo dal 1684.

Tornando sui nostri passi arriviamo nuovamente all’angolo di Palazzo Gulinelli, a capo del vicolo della Viola (pochi portuensi chiamano questa via con il suo nome: via U. Bassi) percorriamo il sinuoso antico sentiero costeggiando l’antica fabbrica della seta, dalla lunga serie di finestroni ad arco cieco, fino ad incontrare, sulla nostra destra, un parco che conduce in Piazza della Repubblica ove sorgeva l’antica rocca di Porto. Oggi il luogo è solo un’ampia spianata destinata ad ospitare eventi, primo fra tutti l’Antica Fiera di Portomaggiore. Sulla destra invece si apre una piccola corte delimitata da paracarri che racchiudevano l’area di carico e scarico dell’antico mulino a vapore ormai in disuso da tempo.

 


 

Chiesa Collegiata Santa Maria Assunta

Fu costruita negli anni ’50-60 del secolo scorso, su progetto dell’Architetto Giuseppe Vaccaro (1896-1970) uno dei maggiori architetti italiani del novecento. La nuova Chiesa anche se come la precedente è dedicata a S. Maria Assunta, sorge in un luogo diverso da quello in cui per secoli si erigeva l’antico Duomo andato distrutto dai bombardamenti del 13 aprile 1945.

Dalle macerie furono estratti pochi paramenti sacri ed un unica opera d’arte che, dopo varie peripezie, oggi si può ammirare all’interno della Collegiata, a sinistra dell’altare maggiore; si tratta di una terracotta policroma di scuola emiliana del XV secolo raffigurante il Cristo sofferente “ECCE HOMO” il Nazareno Portuense di autore sconosciuto.

La Collegiata di Portomaggiore merita una visita non solo per questa opera, ma per l’insieme di soluzioni architettoniche ed opere “moderne” che vi si possono trovare al suo interno.

Entrando la prima cosa che colpisce è la luce, diffusa ed ambrata, filtrata ed ampliata dalle vetrate e dalle formelle di maiolica, opere dei ceramisti Bartoli-Cornacchia, autori anche del luminoso S. Carlo Borromeo e della evanescente “Assunta” nell’abside.

Nella navata di destra da vedere è l’altare dell’Addolorata con la pregevole Pala (Deposizione di scuola Emiliana seicentesca). Notevole è pure il nuovo organo a canne (2446) su 35 registri per un’altezza di 10 metri opera dell’antica ditta “Fratelli Ruffatti” di Padova.

Di pregevole fattura le due statue di bronzo, un tempo sulla facciata esterna ora collocate nell’abside e raffiguranti S. Appolinare Vescovo e S. Carlo Borromeo, opera dello scultore Giuseppe Mazzoli di Bologna (1965), come pure i medaglioni bronzei che ancora abbelliscono la facciata della Collegiata.

Sono altresì degni di nota il grande Crocifisso in bronzo dello scultore faentino Angelo Biancini (1964) e la Via Crucis dell’artista Carlo Zauli.

Prima di uscire, soffermatevi un attimo dinanzi alla pala che un tempo fu dell’altare maggiore del distrutto Duomo, di scuola veneta cinquecentesca, questa Assunzione della Vergine recentemente restaurata, è per Portomaggiore un importante testimonianza della sua fede mariana.

 


Ultimo aggiornamento: 21/04/2010, 11:28:27