La cicogna bianca

In Italia la presenza della Cicogna bianca (Ciconia ciconia), è testimoniata fin dall'epoca romana, attraverso gli scritti di autori quali Virgilio, Ovidio e Plinio; altre fonti segnalano la specie come diffusa e nidificante anche nelle aree paludose del Delta del Po.

A partire dal 1900, in seguito alle trasformazioni ambientali dovute alle vaste opere di bonifica, alla pressione venatoria, al massiccio impiego di pesticidi e al diffondersi dei cavi elettrici, la Cicogna ha abbandonato i siti di nidificazione italiani, pur continuando ad attraversare il nostro paese durante gli spostamenti migratori.

Da qualche decennio la Cicogna bianca è tornata a nidificare spontaneamente in numerose zone dell'Italia settentrionale, grazie alla rinaturalizzazione e alla protezione di ecosistemi di acqua dolce e ad una legislazione che la protegge dall'attività venatoria. Anche nel ferrarese sono stati registrati alcuni tentativi di nidificazione spontanea che hanno portato l'Amministrazione Provinciale di Ferrara ad avviare un progetto di reintroduzione nella zona del Delta del Po (Vallette di Ostellato, Oasi di Bando).

Il progetto di reintroduzione presso l'Oasi delle Anse Vallive di Porto – Bacino di Bando è stato avviato nel 1996 e prevede diverse fasi.

Prima di avviarlo è stato necessario bonificare il territorio dai pericoli che avrebbero potuto minacciare il ritorno della cicogna. A questo scopo è stata incentivata l'agricoltura ecosostenibile limitando l'uso dei pesticidi, i tralicci dell'alta tensione sono stati dotati di apposite strutture antifolgorazione ed è stato preparato un ambiente pienamente rispondente alle sue necessità di alimentazione e di nidificazione .

Una volta arginate le cause dell'estinzione locale è stato possibile richiamare esemplari selvatici utilizzandone altri esemplari tenuti in semicattività.

Le fasi del progetto

Fase 1: alcuni esemplari di cicogna, nati in cattività, sono tenuti all'interno di una grande voliera in cui sono stati posizionati alcuni nidi artificiali.

Fase 2: i piccoli di cicogna nati in voliera sono allevati e mantenuti al suo intero.

Fase 3: le cicogne in migrazione, attratte da quelle del Centro, si fermano e si riproducono in zona, grazie anche al posizionamento all'interno dell'Oasi, di piattaforme idonee alla nidificazione e alla possibilità di integrare, quando necessario, la ricerca del cibo in natura con quello fornito agli esemplari allevati nella voliera.

Fase finale: la colonia residente è ampia e i giovani dopo l'involo possono migrare. L'esperienza mostra che molti di questi esemplari ritornano a nidificare nel luogo di nascita.

L'oca selvatica

L'Oca selvatica (Anser anser), antenata della maggior parte delle varietà di oche domestiche, ha nidificato in Italia fino alla seconda metà del 1700, prediligendo le paludi di acqua dolce. La forte urbanizzazione e lo sviluppo agricolo degli ultimi secoli hanno portato ad una notevole riduzione di questo tipo di habitat, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa della specie.

Dopo anni di declino, la specie, grazie alla tutela legislativa di cui gode dal 1977 ed alla creazione di nuove aree protette, ha ripreso a svernare regolarmente in alcune oasi e riserve italiane.

Dal 1994 è stato avviato nell'Oasi delle Anse Vallive - Bacino di Bando il progetto di reintroduzione dell'Oca selvatica con lo scopo di promuovere la ricolonizzazione degli esemplari di passaggio sul territorio. A questo scopo sono stati liberati 21 esemplari di Oca selvatica in parte con le ali tarpate che, alimentati e mantenuti in situ, ne hanno attratti altri selvatici. Negli anni si sono verificati numerosi esempi di nidificazione e numerosi esemplari selvatici sono rimasti come svernanti.

Con sempre maggiore frequenza, in primavera capita di vedere passeggiare lungo i sentieri un folto gruppo di anatroccoli che aumenta di anno in anno.
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Pubblicato nell'ottobre del 2016
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