Abitare il tempo
La mostra esplora il sottile confine tra il tempo misurabile della ragione e quello percepito dalla nostra interiorità attraverso ricordi, sogni e attese. L'esposizione pone l'essere umano al centro di una duplice dimensione: da un lato il Chronos, la misura ordinata e logica con cui organizziamo la realtà; dall'altro il Kairos, l'istante intuitivo che scardina la rigidità del calcolo per schiudere la temporalità fluida descritta da Henri Bergson. In questo dialogo tra il logos socratico e lo slancio vitale dell'anima, l'uomo si scopre come la soglia in cui il rigore dell'intelletto cede il passo alla meraviglia dell'esistere, rivelando che abitare il tempo non significa contare i giorni, ma custode gli istanti che restano.
Paolo Pallara: attivo a Ferrara dal 1995, l'artista nasce con il disegno per poi evolversi dalla natura morta all'incisione e alle prime mostre negli anni '80. La sua ricerca si esprime attraverso superfici materiche in tecnica mista — acrilici, pastelli a olio, bitume e cenere su tela o legno — arricchite da inserti di memoria come frammenti di lettere e giornali d'epoca.
Il suo percorso stilistico sintetizza la campagna emiliana fino a sfiorare l'astrazione, dove la linea dell'orizzonte smette di essere un dato geografico per farsi soglia simbolica tra visibile e invisibile, materia e spirito. In quest'ottica l'arte diventa uno strumento di indagine interiore: un concetto esplicitato nella serie Entroterra (2022-2025), dove l'orizzonte si disgrega e si sfalda, invitando a una ricerca lenta rivolta alla consapevolezza di sé.
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Luce sul silenzio oltre il giardino
Ispirato al confronto filosofico sul tempo — tra la linea retta di Sant’Agostino e l’eterno ritorno circolare di Nietzsche, il progetto fotografico di Zagagnoni si insinua nelle stanze del Palazzo per sottrarlo a un destino di silenzio e oblio.
Attraverso lo sguardo dell'artista, la luce naturale, nel suo ciclico e perpetuo moto quotidiano, attraversa l'oscurità e torna ad accendere i colori e le architetture dell'edificio. Senza ricorrere ad alcun artificio, la fotografia rivela una bellezza nascosta che rischia di perdersi, trasformando la ricerca del "silenzio" — da sempre cifra stilistica dell'autore — in un sommesso ma potente richiamo alla memoria. Gli scatti spezzano l'isolamento del luogo e ne riscattano la storia, offrendo a questo patrimonio un futuro capace di continuare a parlare.
Walter Zagagnoni: nato a Portomaggiore nel 1956, Walter Zagagnoni affianca presto alla passione giovanile per la pittura quella per la fotografia, lasciandosi influenzare dai maestri della luce come Impressionisti e Macchiaioli, oltre che dai grandi protagonisti dello scatto italiano e internazionale.
La sua ricerca visiva si distingue per un'impronta minimale e astratta: predilige inquadrature strette e prive di cielo, capaci di valorizzare le geometrie dei paesaggi vuoti e i pattern architettonici. Tra lame di luce sui selciati, ombre vaganti sull'asfalto e trame cromatiche, l'artista costruisce un frequente contrasto tra la forza della natura e l'abbandono delle opere umane. In questa selezione, lo sguardo si posa su un palazzo storico di Portomaggiore del 1760, cogliendo l'antico splendore aristocratico nel suo attuale, suggestivo stato di degrado.